( post scritto dalla Laura G. su Gubbio)
Mercoledì 21 novembre.
Escursione didattica a Gubbio a vedere il limite K/T, uno dei tanti vanti geologici d’Italia.
La partenza è fissata per un orario decente, le sette. Sarà stato l’aprire la finestra e vedere tutto buio, saranno state le strade vuote occupate qua e là da qualche disperato, saranno state le luci di natale sistemate per tempo perché non-sia-mai-che-ce-le-dimentichiamo o sarà stata l’aria frizzantina, ma lo sbadiglio è continuamente in agguato e quelle “sette” che mi sembravano accettabili diventano, ahimè, improvvisamente le cinque.
Il ritrovo è davanti l’università e dopo aver aspettato i ritardatari e quelli che alla mattina amano fare jogging (vero Marco?
), ci si divide tra il Land e il pulmino. Io e gli altri del corso, gentiluomini e gentildonne come sempre, lasciamo Lorenzo e Stefano, di due anni più piccoli, alla comodità
del Land Rover, oltretutto privo di riscaldamento. Come si dice, la precedenza agli anziani.
Si parte e il viaggio trascorre tranquillamente tra una discussione e l’altra e i sobbalzo-ma-non-mi-alzo- che il pulmino ti fa provare.
Un po’ in ritardo arriviamo a Gubbio città e le sue bellezze medioevali ce le godiamo come i giapponesi – più o meno solo dalle macchine. Subito ci viene ad accogliere il nostro Cicerone, colui che ci avrebbe spiegato con un bel accento toscano la successione umbro – marchigiana.

(il cicerone in questione è quello col piumino nero in fondo a sinistra )
Se esistono dubbi su cosa abbia causato realmente l’estinzione K/T, sulla natura sessuale di questo prof i dubbi sono proprio pochi.
Sarà stata la camminata ancheggiante?
Il modo in cui sollevava gli occhiali scesi sul naso?
La parlata effeminata o le All Star troppo stilose?
A voi la scelta.
Comunque sa un pacco di cose e ci spiega fin troppo nel dettaglio le diverse formazioni facendoci, in tre - quattro ore, 100 milioni di anni di storia geologica. Yeah.
(prendete come riferimento il camion in basso al centro)
Piano piano e con poche, anzi pochissime soddisfazioni fossilifere dal momento che si tratta di microfossili che neanche uno con dieci decimi riesce a vedere, arriviamo al limite. Me l’ero immaginato un attimino diverso, e un po’ resto delusa.. ma il fascino c’è. Troviamo questo straterello di 1-2 cm di spessore di argilla – o meglio era di argilla perché, ormai, non si vede più niente dal tanto che hanno campionato – che, per un super picco di Iridio, testimonia che l’estinzione di massa di 65 milioni di anni fa sarebbe avvenuta per l’impatto di un mega bolide extraterrestre e avrebbe fatto fuori, tra gli altri, anche i poveri dinosauri.
Sigh sigh
Come provetti geologi ci dedichiamo anche in questa tappa alla raccolta dei campioni con sempre ben in mente ciò che l’ ”otherside”(man?) ci aveva raccomandato prima di andare avanti con i nostri prof: “non prelevate materiale dagli strati vicini al limite”. Prontamente Eleonora si arrampica e inizia a smartellare (termine tecnico n.b.) nella zona proibita.
Embè.
Segue la foto di rito tutti insieme, più o meno.

( foto di gruppo)
Finalmente e con le pance che brontolano di brutto (per lo meno la mia) andiamo a mangiare. Con tutta Gubbio a disposizione ci ritroviamo vicino ad una strada anche particolarmente trafficata. C’è chi, come me, preferisce star fuori, godersi lo smog e un discorso sull’essere o no il mare un ostacolo per la Sicilia. Gli altri vanno dentro al ristorante a ingozzarsi per benino che tanto paga la scuola.
Erano le tre del pomeriggio.
Dopo pranzo generalmente si riposa tra il corpo che deve digerire e il cervello appesantito dalle troppe informazioni assimilate, ma a noi geologi di mondo la pennichella non piace. Appena partiti per tornare nella bassa, subito ci accendiamo come i cerini al cimitero nel giorno dei morti passando da un discorso all’altro e durando per tutto il ritorno, con tanto di stupore da parte della Ferretti. Il tutto parte da un libro impegnato che ci propongono Ele e Rossana per poi proseguire a parlare del destino dell’uomo e della terra, di film impegnati e non tra cui ci sarebbe stato a pennello anche Taxi Driver (
), ma mi avrebbero sparato se ne avessi parlato ancora. Dalla battuta di Marco: “perché non parliamo dei film di Boldi e De Sica” il discorso degenera e finiamo per dare ascolto solo agli ormoni: Johnny Depp, Johnny Depp, Johnny Depp. Menomale che siamo a Modena. Al Novi Sad incontriamo giovani, famiglie con figlioletti al seguito addobbati per l’occasione e anzianotti che invadono la strada incuranti del traffico, del freddo e della polizia.
L’unico scopo è vedere ventidue bambocci che si lanciano un pallone. L’unico scopo è essere sugli spalti a fare il tifo.
L’unico scopo è esserci per vedere l’Italia. Come concludere.. grazie a tutti per la bella gita. Lau