





Per curiosità, e un pò per volontà di conoscere meglio il proprio "nemico", ho fatto una ricerca sull'essere evangelico, cosa vuol dire vivere da evangelico oggi!
Ecco cosa ne è saltato fuori questo! lascio a voi le riflessioni su questa religione!
(non è che voglio cercare una religione che mi rappresenti, sto bene come stò!)
Ecco alcuni passi! (anche questo post è risultato un pò lunghetto, ma bisogna informarsi bene a volte!)
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Un evangelico è “un uomo o una donna del vangelo”. “Evangelico” deriva da “evangelo”, o “vangelo”. Per definizione un evangelico è una persona che si interessa dell’Evangelo. Questo, però, vuol dire di più che predicare ogni tanto l’Evangelo. Significa che per essa l’Evangelo è centrale. Certamente esso è il suo messaggio e il contenuto costante della sua predicazione, ma si tratta di più che un argomento della sua predicazione: l’Evangelo sta al centro del suo pensiero e della sua vita.
“Cristo morì”: la croce è il grande atto di base di Dio. “Per i nostri peccati”: è l’ostinato fatto che rese necessaria la croce. Esso rivolge la nostra attenzione alla verità che in ogni membro della razza umana c’è qualcosa che tende al male piuttosto che al bene. Di questo è stata fatta una caricatura come se gli evangelici credessero che ogni membro della razza umana sia sempre il peggio possibile. Non è vero. Essi dicono che nessuno di noi è perfetto, che nessuno di noi fa ciò che nel profondo del suo cuore sa che dovrebbe fare, che nessuno è all’altezza di ciò che Dio prescrive per l’essere umano.
(il paragrafo che segue secondo me è una bomba!)
Questo impedisce all’evangelico di esaltarsi all’idea di una qualsiasi utopia terrena. Certo, egli si unirà a qualunque genuino sforzo si faccia per il miglioramento della condizione umana: questo è riflesso dell’amore che egli vede manifestato sulla croce. Noi oggi ci rendiamo conto più che mai quanto siano importanti i nostri doveri verso il prossimo. Tutto ciò è indiscutibile. L’evangelico, però, non ripone la sua fiducia negli sforzi umani. Egli è un pessimista. Egli vede come tutte le dittature, sia di destra che di sinistra, abbiamo portato all’oppressione. Egli vede come le democrazie troppo spesso cadono nel pantano di burocrazie senz’anime. L’evangelico farà del suo meglio per fare funzionare qualsiasi sistema, ma egli non ripone la sua fiducia in sistemi. Ogni sistema non può altro che operare sul materiale del tutto difettoso di esseri umani peccatori. L’evangelico vede questo chiaramente: che l’uomo sia un peccatore pone dei chiari limiti alla sua capacità di operare il bene, e questo pone fine alla possibilità di raggiungere il bene ultimo. Il fatto che egli sia un peccatore significa che egli non potrà in alcun modo operare per la sua eterna salvezza. Il peccato lascia un segno indelebile sulla vita quaggiù ed ha fatali conseguenze per l’aldilà.
Con la Scrittura gli evangelici insistono che la redenzione è sia oggettiva che soggettiva. Essa comporta degli effetti su di noi, ma i suoi effetti non sono limitati alla nostra esperienza soggettiva. Interi libri sono stati scritti sulla redenzione e continueranno ad essere scritti fino al ritorno del Signore. Essi ci aiutano un po’ a comprendere quel grande atto di redenzione, ma nessuno di essi può spiegarlo completamente. Come potrebbero? Sono stati scritti da peccatori, gente immersa nel male di questo mondo a cui di fatto contribuiscono. Non possono porsi al di fuori d’esso e vedere ciò che per esso si può fare. Per l’evangelico, però, la cosa più significativa non è la nostra incapacità a spiegarla. La cosa più significativa è che Cristo è morto per i nostri peccati. Tutto ciò che era necessario fare è stato fatto. Nulla può essere aggiunto a quella perfetta opera divina.
Messo a confronto con la croce io posso risponderle favorevolmente e volgermi a Cristo con fede ed amore, oppure posso indurire il mio cuore. Rispondere favorevolmente all’amore di Cristo significa diventare una persona differente. L’intera struttura della mia vita cambia. Gli evangelici hanno sempre insistito sulla necessità della conversione. Il tempo non è rilevante. Il fatto di volgersi di fatto a Lui è tutto. Questo accade a tutti coloro che vengono a Cristo con fede. L’evangelico non dispera di nessuno. L’evangelico è un ottimista.(?????)
E’ facile vedere la croce come un magnifico incentivo alla pigrizia. Cristo ha fatto tutto. Io non posso fare nulla. Quindi non farò nulla. Questo però non è il modo in cui il Nuovo Testamento vede la questione. Giovanni può scrivere: “In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio (noi non comprenderemo mai l’amore se partiamo dalla parte dell’uomo), ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri” (1 Gv. 4:10,11). Notate i verbi che usa Giovanni. Noi “ci dobbiamo” amare l’un l’altro. L’amore non è un’occupazione per cittadini pigri e sentimentali poco inclini all’azione. E’ un imperativo posto da Dio a tutto il popolo di Dio come la risposta più appropriata al Suo grande amore ed è un amore che trabocca in attività per gli altri come afferma una volta per sempre 1 Corinzi 13. L’amore è esigente. Cristo non è morto per una cristianità “rispettabile e borghese”. Basta con queste stupidaggini! Cristo è morto per i nostri peccati, morto per eliminare il peccato e per renderci gente che ama in modo autentico.
Noi della razza umana conosciamo l’amore per gente attraente, per gente bella, per gente che ci ama. L’amore di Cristo è per i peccatori (Ro. 5:8), un amore che sradica il peccato e estirpa il nostro egocentrismo, affinché l’amore diventi la nostra unica sorgente. Questo significa, in primo luogo che noi amiamo altri credenti. (e chi non crede????? non viene amato..qua è crisi!!!!:-P)
L’evangelico vede la chiesa, l’amata comunità cristiana, come parte integrale dei propositi di Dio. In secondo luogo, significa amare coloro che ne stanno fuori. Significa essere gente amorevole, perché noi siamo seguaci di Colui che è morto per i peccatori. Significa evangelizzazione, azione per portare ai peccatori il più grande dono che possediamo.
La croce, però, non parla solo d’amore, ma anche di umiltà. Oggi ci vien detto che “piccolo è bello”. Messo in questi termini il pensiero non è nuovo. La sua essenza, però, è sempre stata una componente della religione evangelica. La croce condanna ogni tentativo proditorio di asserire sé stessi. Come potrebbe una persona che avesse capito il significato della croce cercare grandi cose per sé stesso? L’evangelico è servitore del popolo (questo mi piace hihi) di Dio, servitore della chiesa, servitore della comunità di cui è parte. Egli è uno che ha udito l’appello a portare la sua croce (Lu. 9:23). Il suo stile di vita è diverso proprio per quello che la croce significa per lui.
“Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture”. Il riferimento che qui si fa alle Scritture significa che la morte di Cristo era in linea perfetta con la volontà del Padre. Nella redenzione si manifesta un grande proposito divino, rivelato e sviluppato attraverso la Bibbia.
Gli evangelici hanno sempre posto un grande accento sul ruolo centrale della Bibbia. Questo non ha a che fare con un dogmatismo perverso, ma con la profonda convinzione che è essa è importante per la fede cristiana. Molte religioni del mondo sono religioni di idee. Si potrebbe dire che in quei casi sono le idee e non la gente che conta. Si potrebbe dire che non importa per loro più di quel tanto che sia veramente vissuto uno che si chiamava Gautama Buddha o Maometto. Ciò che per loro importa è che vi siano grandi idee associate ai loro nomi e che per quelle idee vivano milioni di nostri simili.
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Concludo dicendo che questa religione mi prende cosi a pelle un pò male...molto male! uff!